Abbiamo incontrato Papa Francesco a Tirana

21 settembre: Ci siamo affrettate verso la cattedrale esibendo biglietto di invito e documenti alla mano. Il Papa Sr Lirie con i giovani del coro 002desiderava incontrare i missionari, i religiosi, i sacerdoti, i seminaristi e con loro celebrare i Vespri. Abbiamo preso posto e siamo rimaste in attesa per ben quattro ore e mezza. La chiesa si riempiva piano piano mentre ciascuno cercava di riandare alle parole forti che il  Papa aveva pronunciato durante la S. messa, non solo per fissarle nella mente, ma per farle diventare programma per l’anno pastorale che sta iniziando.

All’arrivo del S. Padre ci ha commosso il suo sguardo sorpreso, il volto sorridente e accogliente, lo sguardo rivolto a ciascuno personalmente. Una di noi ha avuto la gioia di stringergli e baciargli la mano ricevendo una benedizione speciale, mentre una monaca carmelitana l’ha abbracciato. Abbiamo trascorso un’ora insieme vivendo alcuni momenti di intensa commozione ascoltando la testimonianza di una sacerdote e una suora stimmatina, vissuti durante la dittatura, perseguitati e poi salvati proprio per proclamare le meraviglie che opera il Signore con quanti si affidano DSC02145totalmente a Lui. I due testimoni si sono inginocchiati davanti al Vicario di Cristo e Lui si è abbassato alzandoli e stringendoli in un caloroso abbraccio. Poi ha detto a tutti ” oggi abbiamo toccato i martiri!”

Dopo la loro testimonianza il Papa ha consegnato il testo preparato a Mons. Massafra perché lo traduca e ce lo consegni. Poi ha aggiunto: ” Avevo preparato un discorso per voi, ma ora non posso leggerlo, le testimonianze mi hanno cambiato pensiero e devo rivolgermi a voi con libertà esprimendovi i sentimenti che mi avete suscitato..” Così ha parlato a braccio chiedendo a qualcuno la traduzione simultanea. Nelle sue parole c’era una immensa gratitudine, ma anche un forte incoraggiamento ad andare avanti con maggiore entusiasmo, con grande gioia, con maggior slancio missionario.

Sr Lirie con i giovani del coro 003Con le parole paterne e incoraggianti del Papa siamo rientrate nelle nostre Missioni, con nuova forza e con rinnovato entusiasmo. Ci aiuti il Signore a restare fedeli ai nostri impegni!

 Ora ci stiamo risvegliando lentamente dall’incantevole sogno: la giornata trascorsa con il Papa a Tirana. Noi sempre così sfiduciati con tendenza a sottovalutarci, siamo stati al centro dell’attenzione del Papa che ha mostrato il nostro volto al mondo intero, un volto che ci riabilita, ci nobilita e si propone come esempio di serena convivenza e rispettosa collaborazione tra diverse confessioni religiose e schieramenti politici. Grido anch’io con i nostri martiri ” Viva cristo Re! Viva la chiesa! Viva il Papa!

Dal 21 settembre, come albanesi, ma anzitutto come cattolici, siamo saliti sugli altari insieme ai nostri martiri che hanno dato la vita fra torture indicibili, in silenzio, nel nascondimento. Pochi conoscono il Calvario del nostro popolo, nemmeno il Papa prima di adesso. Ora è venuta alla luce la parte migliore degli Albanesi: l’attaccamento alla fede cattolica, alla chiesa di Roma. Ora abbiamo un prima e un dopo la visita di Papa Francesco, nulla dovrà restare come prima, la vita cristiana deve rifiorire, l’impegno della testimonianza si deve fare concreto. Abbiamo dei modelli che amiamo  e che speriamo presto di venerare come beati.Sr Lirie con i giovani del coro 004Quando ho imboccato il Boulevard e mi sono incontrata con il volto dei martiri la cui immagine sovrastava, mi sono sentita guardata, fissata nel profondo e chiamata ad alta voce. Ho risposto con le lacrime agli occhi a quella chiamata, vergognandomi un po’ per la mia vita non degna del loro coraggio, della loro fede! Anche Papa Francesco li ha guardati e ci ha confidato la sua emozione ed ammirazione, poi insistentemente li ha additati come modelli. Non vogliamo essere orgogliosi di loro a parole, ma con la nostra vita di autentici cristiani pur vivendo tra la maggioranza musulmana.

“Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace…” così mi ha confidato il nipote di una vittima che ha sofferto insieme a tutta la sua famiglia ed ora si sente pronto a lasciare questo mondo, felice di aver visto il Papa toccare la sua terra, parlare in pubblico, in una piazza. Il Papa ha sciolto le catene, ha liberato la Parola di Gesù , ha fatto risuonare in un luogo pubblico il messaggio di Gesù. Nessuno più ora potrà limitare la nostra libertà di parlare e professare la fede.

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