NELLA CATTEDRALE del DOLORE

 

Domenica 11 novembre il gruppo degli Educatori dell’A.C. “Maria Immacolata“ di Sant’Eligio, insieme alle loro famiglie, ha deciso di dare seguito ad una iniziativa nata due anni fa.
Sì, perché due anni fa, un violento sisma scuoteva l’Italia centrale distruggendo interi centri abitati, seminando morte e paura.
Tra questi centri uno di quelli che ha pagato di più in termini di morti (296) e distruzione è la cittadina di Amatrice.
Da subito tutti si sono adoperati a fare del loro meglio e a portare il loro contributo. Tra questi l’Azione Cattolica Nazionale e Regionale e, nel particolare, anche i nostri Educatori più grandi.
Ciò che è successo è noto a tutti.
Ed è noto anche ciò che sarebbe dovuto accadere in seguito, ma che è stato disatteso.
A noi sta a cuore la continuità delle cose in cui l’uomo vive e gli impegni che noi, personalmente, abbiamo preso.
Per questo siamo partiti da Roma in 60, complice una stupenda giornata di sole, con destinazione Amatrice.


Una gita? No!
Un pellegrinaggio in una “cattedrale del dolore”.
Queste cose non si improvvisano. Come abbiamo detto, hanno una loro continuità. Non abbiamo mai smesso di telefonare, scrivere e mandare quanto si poteva, attraverso i nostri contatti. Poi, il mese scorso, alla fine di una telefonata serena, la frase che ti toglie il fiato: “Non ce la faccio più! Sono e siamo sempre più soli!”
Non ci abbiamo pensato due volte e, trovata la data utile per tutti, ci siamo organizzati.
Con noi è stato presente anche il nostro amico Vincenzo dei Reparti Speciali dei Vigili del Fuoco che ha vissuto lì al tempo del sisma per un anno e conosce a memoria ogni metro di Amatrice.
Dopo un viaggio tortuoso (la strada è ancora interrotta in molti punti) eccoci al dunque.
Nonostante il sole caldo, un cielo limpido e la buona compagnia, i cumuli di macerie che ancora accolgono i visitatori tolgono il fiato.


Non ci siamo persi d’animo. Con le gambe in spalla e le idee ben chiare ci siamo diretti in un punto vendita di prodotti tipici. Sia chiaro: non serviva niente a nessuno perché formaggio, pasta e salami li vendono dappertutto, ma tutti abbiamo comprato. Le commesse del negozio erano compiaciute ed incredule!
Quello è stato solo l’inizio. Ci aspettava l’amico che si sentiva solo: Sergio Pirozzi, il mitico sindaco di Amatrice ai tempi del sisma.
Un amico da sempre, deluso da troppi e che conta sulla gente vera.
Dopo averci raccontato che i cinema sono gratis e riscaldati, ma vuoti, che si incontra qualcuno solo se c’è una commemorazione, che se hai due figli piccoli non sai cosa dirgli perché le macerie non spariscono mai e le case non ci sono più … dopo tutto questo, si è sciolto in mille grazie, sorrisi, abbracci e occhi lucidi.
Il grazie più bello? Grazie perché “ci siete” ed oggi avete pianto e riso con me!
Ci ha fatto bene, ma poi passare nella “zona rossa” ci ha tolto il fiato e ci ha mosso cuore e labbra per una spontanea corale preghiera per chi ancora aspetta una soluzione ed anche per chi non c’è più.
Momenti difficili e pieni di tangibile dolore!

Dopo i saluti, il momento della convivialità ci ha fatto sentire ancora più uniti, fortunati e, soprattutto “vivi”!
Vivi per non dare nulla per scontato.
Vivi per raccontare a tutti che la Vita è sempre degna di essere vissuta. Vivi perché il Signore della Vita conta su di noi.
Non serve altro: ci hai chiamato Signore? Eccoci!!!

Pace e bene!
suor Eustella

 

 

Precedente DIVENTIAMO GRANDI INSIEME Successivo XIII Corso di Formazione permanente al dialogo ecumenico e interreligioso nella Missione Francescana