“Datevi al meglio della vita” (ChV 143)

È questo il tema dell’incontro promosso dall’Ufficio nazionale per la Pastorale delle Vocazioni della CEI, che si è svolto a Roma dal 3 al 5 gennaio. Il convegno, è rivolto oltre che ai seminaristi, anche ai direttori regionali e diocesani delle pastorali delle Vocazioni, ai rettori dei seminari, ai catechisti ed operatori pastorali. Anche noi: Sr. Cristina,Sr. Josie e Sr. Loida, come suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore abbiamo partecipato insieme alle nostre sorelle della Provincia Veneta e altre sorelle dipendenti dalla Casa Generalizia.
Filo conduttore delle relazioni che si sono alternate durante i tre giorni, sono le parole che Papa Francesco ha spesso rivolto ai giovani invitandoli a “Cercare il Signore, custodire la sua Parola, cercare di rispondere ad essa con la propria vita, crescere nelle virtù”.
“Spesso annunciamo la vocazione come felicità – spiega don Michele Gianola, direttore dell’Ufficio nazionale per la Pastorale delle Vocazioni della CEI – quasi fosse un sogno staccato dal resto dell’esistenza reale, ma non è così. In realtà, quando parliamo di persone felici, intendiamo coloro che hanno scelto di seguire il Signore, ma abbracciando con gioia anche tutta la fatica e la sofferenza di quella decisione, perché è in questo che si rende la propria esistenza feconda, e quindi riuscendo a vivere una vita felice”
In apertura di convegno abbiamo avuto la testimonianza di Simona Atzori, pittrice e ballerina:
“Cosa ti manca per essere felice?”

“La scoperta più bella che possiamo fare è capire che ognuno di noi ha qualcosa di speciale da raccontare. Le nostre diversità ci rendono ciò che siamo, perché è dall’incontro con l’altro che noi esistiamo. Io non sono un corpo. Io ho un corpo. La forma del mio cuore è uguale a quella degli altri. E le mie ‘mani in basso’ mi hanno permesso di girare il mondo con la danza, la pittura”. Lo ha affermato Simona Atzori, pittrice e ballerina, intervenendo sul tema “Cosa ti manca per essere felice?”, Simona Atzori, nel ripercorrere la sua storia, ha parlato del rapporto con la fede: “Fin da piccola ho sempre pensato che Dio fosse un grande pittore che aveva fatto un disegno per me, su come doveva essere Simona. No, non si era distratto. Mi aveva voluta così. Perché per Lui ero perfetta così, anche senza braccia. Unica. Come lo siamo tutti”. “Mi ha fatto però un dono speciale, il sorriso, lo strumento che mi ha permesso di rispondere a tutte quelle persone che mi guardavano come nessuno avrebbe mai voluto”.
E ha concluso: “Nel tempo ho capito che la vera felicità risiede semplicemente nel fatto di essere vivi. Perché se abbiamo la vita abbiamo tutto ciò che serve per esserlo. Dobbiamo imparare ad amarci e ad amare incondizionatamente. Ed è solo conoscendo l’altro che possiamo farlo”.
Come seconda testimonianza abbiamo avuto Sua eminenza Card. Jean Claude Hollerich, Arcivescovo di Lussemburgo, il quale ci ha detto:

“I giovani hanno bisogno di qualcosa di concreto, di autentico, di uomini e donne che si sforzano di vivere la vita cristiana, di una comunità in cui riconoscersi, fatta di ragazzi come loro. A Lussemburgo non vanno infatti più in parrocchia perché la gente che trovano a messa è anziana. E poi non capiscono il linguaggio, spesso intriso di troppa morale”.
Il card. Hollerich, intervenendo sul tema “Una Chiesa dinamica, perché i giovani possano abitarla”, ha aggiunto: “I ragazzi non conoscono più la Chiesa. Se nel passato c’era una generazione contraria, oggi non sanno neanche più cos’è. Per questo dobbiamo essere noi ad uscire, ad entrare nel loro mondo, per cercare di creare uno spazio nel loro cuore per Cristo. Il mondo sta cambiando e come Chiesa siamo tenuti a vivere nel presente”
“Se, infatti, i giovani capiranno che abbiamo qualcosa da proporre, ci ascolteranno. Questo è il nostro compito. Portare il Vangelo. Essere una Chiesa dinamica e non statica”.

In serata abbiamo avuto la testimonianza della Band i The Sun che hanno raccontato la loro esperienza di vita e suonato diversi brani in versione acustica su invito degli organizzatori del Convegno Nazionale Vocazionale. Raccogliendo l’esortazione di Papa Francesco: “Datevi al meglio della vita” (Christus vivit 143) e sulla scia del tema proposto per l’anno pastorale 2019-2020, la band è stata coinvolta in un confronto particolarmente intenso e profondo che ha permesso a Francesco e compagni di parlare a cuore aperto di relazione, vocazione, felicità, dei giovani, dei pellegrinaggi in Terra Santa e del libro “I segreti della luce”.

Un onore e una gioia per i The Sun, capaci di offrire una serata di dialogo e musica che, come ha sottolineato don Michele Gianola, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei, “ha portato molti a interrogarsi sul passaggio dell’incontro con il Signore, attraverso cui la vita acquista un altro colore”.

Don Michele Gianola in conclusione ci ha detto “Le parole della fede in questo tempo hanno bisogno di un’opera di restauro, capace di coniugare uno splendore antico e nuovo. Spesso annunciamo la vocazione alla vita nuova come una vita felice. Il rischio, però, è di pensare ad essa come un’esistenza ‘altra’, luminosa, senza difficoltà. La felicità del Vangelo è, invece, la presenza del Signore che attraversa il quotidiano e che è fatta di esperienze buone, faticose, che sono ciò che sostiene tutta l’armonia della vita”. Don Gianola, nel soffermarsi su come la “chiamata” interroghi non solo i giovani ma anche gli adulti “perché ha a che fare con la fecondità”, ha parlato del calo numerico di chi decide di entrare in seminario, in noviziato: “Le vocazioni sono calate negli ultimi dieci anni del 18%, contro un calo della popolazione giovanile dell’8%”. “Però – ha dichiarato – se intrecciamo vocazione e felicità forse nel cuore di ciascuno c’è una sorta di vocazione che è la chiamata alla vita, a spenderla insieme a qualcuno, per amore di qualcuno”. E questo “è ciò che dice il Santo Padre nella Evangelii Gaudium: ‘Io sono una missione in questo mondo’”, ha ricordato don Gianola, che ha così concluso: “Ciascuno di noi ha uno spazio, qualcosa di buono da fare, una vita bella da spendere. In questo senso ciascuno ha quindi una vocazione”.

Rendiamo lode a Dio per ciò che di bello ci ha donato in questi giorni.

Sorelle fmsc della Provincia Maria Immacolata

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