Ascoltiamo le sorelle di Viale Saffi…

Pur trascorrendo una vita molto ritirata, anche noi abbiamo fatto esperienza nuova del tutto, della pandemia… Molte di noi hanno conosciuto la guerra con tutti i drammi che si porta dietro di dolore, fame, miseria, morte, odio…però nessuna conosceva nemmeno il nome “pandemia”.

È arrivata all’improvviso, ci ha colto di sorpresa, impreparate e in un primo momento nemmeno abbiamo capito di che cosa si trattasse, sì di un virus, ma… lontano da noi che ci sentiamo protette, curate, lontane dai contatti che possono infettarci.

Quindi ci siamo sentite abbastanza tranquille, anche se informate, poi piano piano è cresciuta in noi la consapevolezza che il problema era anche nostro e portava con sé, per noi che siamo tutte persone a rischio perché anziane e ammalate, paura, smarrimento e convinzione che era nostro dovere rispettare le regole che ci venivano raccomandate con puntualità: il distanziamento, l’igiene delle mani e l’evitare al massimo i contatti con l’esterno. Abbiamo compreso quanto sia importante ricevere, fin dall’inizio, educazione umana, civile e civica, conoscere e obbedire alle leggi emanate in questo tempo di grave pericolo e di personale responsabilità.

In questo momento non possiamo dimenticare quanto si legge nella “Lettera a Diogneto”: “I cristiani obbediscono alle leggi stabilite, ma con il loro modo di vivere sono superiori alle leggi. Sono disprezzati, ma nel disprezzo trovano la loro gloria”

Le nostre condizioni di salute, nella normalità, sono limitative, aggiungere altri limiti non è stato semplice. I medici di base non potevano più entrare in casa nostra per seguire le più ammalate e i contatti con loro erano sempre e solo telefonici o via internet. Questo fatto ha aumentato la responsabilità delle suore infermiere nel gestire i disturbi delle ammalate. Per fortuna il Signore ci ha assistito e non abbiamo avuto dei casi gravi per cui dover ricorrere al Pronto Soccorso, luogo ritenuto pericoloso, a rischio di contagio e ci veniva continuamente raccomandato di non frequentarlo. Durante questo periodo, il 25 marzo, abbiamo anche festeggiato i 100 anni di sr. Silvana. Avevamo previsto una festa rispettando alcuni desideri della suora: la scelta di un celebrante da lei preferito e la partecipazione dei suoi nipoti e pronipoti con le loro famiglie. Invece niente di tutto questo, ma tanta festa fraterna, rigorosamente dentro i confini di casa nostra. È stato commovente stringersi intorno a questa sorella perfettamente presente, per cantare e ringraziare il Signore per il dono della sua vocazione ma anche per quella di ciascuna di noi. E, siccome tutte le feste finiscono a tavola, la nostra speciale cuoca ci ha preparato non solo un pranzo da nozze, ma anche una torta davvero da centenario.

Lo smarrimento, la partecipazione al dolore di tanti ammalati e morti e la paura dei primi giorni hanno trovato conforto nella preghiera. L’abbiamo intensificata davanti al Santissimo con l’adorazione e con la recita quotidiana in comune del S. Rosario, ci siamo affidate a Maria nostra Madre perché ci ottenga da suo Figlio Gesù la guarigione dell’umanità, la forza di accettare quello che Lui permette per la nostra purificazione. In questo tempo ci siamo confortate a vicenda comunicando le nostre riflessioni, i nostri pensieri, cercando di allargare il nostro sguardo fino a raggiungere i più sofferenti, i più poveri, i moribondi.

“L’uomo non è niente di fronte al suo Creatore che tutto può e dirige ogni cosa secondo il suo piano divino. L’uomo è fragile, non ha nulla di sicuro e nulla può senza la sottomissione al volere di Dio, ma l’uomo, se vuole, può tornare alla sua immagine dell’inizio, lui unico tra tutte le creature capace di ringraziare e lodare Dio, che permette anche situazioni molto dolorose per far tornare l’uomo alla sua immagine dell’inizio”.

Alcune di noi hanno anche approfittato per dedicarsi alla lettura costante della Sacra Scrittura e di altre opere di validi autori quali il Cardinal Martini, Jean Lafrance sulla preghiera di Benedetto XVI sul periodo pasquale. Non abbiamo trascurato la nostra missione di consolare, esortare e confermare nella fede e nella speranza. Abbiamo curato i contatti con le persone che conosciamo, soprattutto della parrocchia, dando loro conforto, una parola di speranza, asciugare una lacrima e strappare un sorriso, rispondere alle loro domande e assicurando la preghiera. Su raccomandazione del Santo Padre continuiamo a pregare con tutte le nostre forze e in diversi modi affinché il Signore usi misericordia a questa nostra umanità sofferente e doni al mondo serenità a pace a tutti.

Un pensiero per Simone..

“In questi giorni il nostro pensiero e la nostra conversazione vanno spesso a Simone, un fratello povero, senza fissa dimora che aveva trovato in casa nostra un ristoro giornaliero. Animo nobile, persona rispettosa, riconoscente, veniva a pranzo ogni giorno ormai da diverso tempo. L’emergenza coronavirus e il rispetto delle norme ci hanno costretto a indirizzarlo altrove almeno finché non sarebbe passato il tempo dei contagi. Quando gli è stata comunicata questa decisione ci ha lasciato un esempio di nobiltà. Con le lacrime agli occhi non ha proferito parola, si è limitato a dire.” Me l’aspettavo” Per qualche giorno ci siamo chieste: Dove sarà? Avrà trovato un posto dove mangiare? Ma la Provvidenza che non abbandona, lo aveva accolto al Centro della comunità di S. Egidio, un centro bene organizzato con controllo della temperatura in presenza del medico e il pieno rispetto di tutte le norme anti-contagio. Noi ora preghiamo il Signore che vegli su di lui con la sua tenerezza di Padre e lo protegga liberandolo da ogni pericolo; ci auguriamo anche che possa ritornare.

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