A CENTOCELLE SI TORNA INSIEME!!

A CENTOCELLE SI TORNA INSIEME!!
Un piano per risorgere dopo la quarantena

Parecchi giorni sono passati in isolamento, nelle proprie camere anguste, giorni lunghi, confusi, privi dei ritmi della preghiera, dell’Eucaristia e della vita comunitaria. Solo il servizio della Scuola ha il privilegio di continuare sostenuto dall’operosità delle suore direttrici, sistematesi in zona separata e dai laici.
In realtà non tutte siamo state bloccate dal virus. Qualcuna si è mossa forse anche troppo, fino a stancarsi nel servizio di assistenza alle sorelle: pasti, controlli medici di routine, sanificazioni. Davvero siamo state servite con competenza e affettuosa solerzia da infermiere provette e sorelle solerti, virus permettendo. Già perché il signor Covid ci ha visitate e testate in molte e parecchie di noi una volta nella vita ci siamo godute una vacanza in un Hotel Covid…scherziamo, ma ci è toccata anche questa avventura, che davvero ha fatto la differenza. CI è risultata una sorpresa difficile da affrontare da principio, ma ci ha fatto incontrare la disponibilità e la cura di operatori sanitari e laici premurosi e gentili nei nostri confronti. Il rispetto non è mai mancato!
Anche sr Cristiana è passata per ognuna di queste esperienze, vivendo la pesantezza della positività al Covi 19, fino a liberarsene per ultima…ora è qua davanti alla sua comunità per dire che la battaglia è vinta: Ne siamo uscite finalmente, per la grazia di Dio!
L’espressione del suo stato d’animo è stata molto toccante:
“Ho desiderato a lungo potervi rivedere, incontrarvi. Confesso che a volte, forse per effetto del virus, ho faticato a ricostruire il volto di ciascuna, a pensare alla vostra sofferenza in solitudine, ma sempre vi ho tenute presenti.
Ma le memorie devono lasciare presto il campo a una ripresa della missione che chiama con tutta la forza del Vangelo che vuole raggiungere il qui ed ora di ogni persona.
Il santo Padre lo scorso anno ci esortava: Abbiate il coraggio di aprire nuove strade e di non tornare indietro. E’ lo Spirito che apre orizzonti, risveglia la creatività e ci rinnova in fraternità per rispondere alle esigenze della realtà presente.
Questo è il tempo propizio per trovare il coraggio di nuovi stili di vita realmente evangelica. Dobbiamo credere che lo Spirito è capace di fare nuove tutte le cose”.

La riflessione sulla esperienza vissuta dalla Comunità è partita da un passo biblico, molto appropriato, del libro del Deuteronomio, in cui si considera il cammino del Popolo di Israele nel Deserto:
“Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Il tuo mantello non ti si è logorato addosso. Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore, tuo Dio, corregge te.” Dt. 8, 2-5

Sr Cristiana non poteva che richiamare prima di tutto l’attenzione sulla realtà molto vicina a noi del DESERTO, che “è il luogo della solitudine con Dio, che ne fa il luogo dell’umiliazione e della prova. È il tempo della precarietà, dove alla fine la vita non viene meno, perché Dio sfama, protegge e guarisce, fedele al suo amore. Così il deserto diviene il luogo del dialogo: preghiera silenziosa e ascolto tra il consacrato e il suo Dio”.
Mentre la superiora ci proponeva queste idee, alte come la Parola di Dio, ma semplici e vicine come la vita quotidiana vissuta con cuore , in questo lungo periodo, non poteva sfuggire il forte coinvolgimento emotivo dell’assemblea e della superiora stessa: non ha taciuto la sua fatica, specie nel tempo di malattia nell’Hotel-Covid. Riporto la sua espressione:
“Confesso che a volte, forse per effetto del virus, ho faticato a ricostruire il volto di ciascuna, a pensare alla vostra sofferenza in solitudine, ma sempre vi ho tenute presenti. Ora sostiamo insieme per rileggere, alla luce della fede, il duro cammino di questo periodo, per elaborare le nostre fatiche, per trovare tracce di vita”
All’inizio di ogni considerazione non poteva mancare un ricordo per le tre sorelle decedute a causa della infezione da Covid 19 :
sr Agnesina Fassouliotou , sr Odilia Bonanni e sr Elena Preo.

Sr Agnesina era avanti con gli anni come pure sr Odilia: due vegliarde! Sr Cristiana ha voluto si leggesse il profilo biografico delle tre sorelle e ciascuna, credo, ha potuto scoprire aspetti sconosciuti di una sorella tanto nota…
Sr Agnesina, al secolo Kiveli nata a Limassol, Cipro, è per origine di religione Ortodossa, ma nel corso degli studi presso la scuola delle nostre suore, decide di abbracciare la fede cattolica. Contro le aspettative dei genitori emigrati in USA, parte per Gemona, dove avrà la sua formazione religiosa ed emette i Santi Voti tra le FMSC. Sempre impegnata nella pastorale dell’educazione nella scuola, farà della cultura tra le giovani il suo mezzo di evangelizzazione.
Sr Odilia, Liliana al secolo, è di origine friulana, entrata in convento si distingue per le sue capacità pratiche ed artistiche e tutta la sua formazione sarà orientata in tal senso.
Di indole riservata ed indipendente, non mancava di senso dell’umorismo specie nei tempi della ricreazione. Era sensibile alla bellezza della natura con predilezione per le piante grasse.
Il suo servizio apostolico si svolse in seno alla scuola, prima Gemona e poi Centocelle, come insegnante d’arte e, insolitamente per un’artista, fu pure addetta al compito di economa locale a Centocelle per parecchi anni.
Sr Agnesina e sr Odilia, hanno contratto il Covid 19, come tante di noi, anche nell’infermeria, ma probabilmente, data l’età e altre patologie pregresse, non ce l’hanno fatta! Hanno avuto la fortuna di morire nella propria camera, confortate delle consorelle assistenti in infermeria, che, sebbene bardate di tutto punto per cautelarsi contro l’infezione, erano pur sempre le consorelle.
E’stato invece impossibile evitare il ricovero in ospedale per trattamenti anti Covid per sr Elena Preo.
Così la Provvidenza ha affidato la nostra sr Elena alle cure di due suore camilliane che si sono adoperate, per esserle molto vicine, fino a farle da tramite in punto di morte: hanno portato il cellulare all’orecchio di sr Elena ancora vigile e hanno invitato la Provinciale a parlarle, accompagnarla. Non poteva certo rispondere, ma ascoltare sì! Sr Cristiana, anche lei ricoverata all’hotel Covid, ha raccolto tutte le sue forze per affrontare un momento tanto delicato, poi il Signore ha fatto il resto. Dopo averle a lungo parlato, assicurandola della presenza in spirito di tutti i suoi superiori e delle sorelle, ha invitato sr Elena ad abbandonarsi perché il buon Dio l’aspettava a braccia aperte per accoglierla. Subito dopo, mentre le sorelle camilliane pregavano la coroncina della Divina Misericordia e le indicavano l’immagine della Madonna di Fatima di cui sr. Elena era molto devota, si è lasciata da lei condurre ed è spirata serena. Questa tremenda malattia ci toglie spesso il privilegio umano di essere accanto ai nostri cari come è naturale. Anche noi, come tanti fratelli nelle famiglie in questi tempi, abbiamo fatto l’esperienza di veder partire una persona cara senza il conforto di accompagnarla con la preghiera liturgica e la tumulazione…la morte ci mostra così il suo volto più crudo e reale per meditare sul senso di ciò che conta.

Dopo la rievocazione delle sorelle scomparse, il primo pensiero della superiora è andato a chi in questo tempo difficile è stata richiesta di un servizio a tempo pieno nel servire le sorelle confinate in camera: siamo state accudite di tutto punto nei controlli infermieristici, nel vitto, nelle pulizie degli ambienti, con cura, solerzia e seguendo scrupolosamente le istruzioni della ASL. Le suore più giovani sono state chiamate a spendere tutte le loro energie, virus permettendo, sì perché anche qualcuna di loro è stata colpita.
Un grazie speciale a sorelle che per competenza infermieristica sono giunte in aiuto: sr Mini, da Grotte di Castro e sr Maribel da Viale Saffi. Entrambe erano già in azione in Casa Madre che prima di noi e in forma più drammatica ha dovuto combattere la virulenza del Covid. Inoltre, hanno prestato aiuto in infermeria e in professato sr Teresita e sr Theresa dalle Filippine, sr Vangie dall’Albania, trovatesi in comunità allo scoppio del problema comunitario.
DEO gratias!
La superiora ha voluto poi, metter in luce che “l’evento negativo del contagio in comunità ha avuto il risvolto positivo di mettere alla prova ed in evidenza lo spirito di servizio delle sorelle giovani e, ha aggiunto, anche…la compassione, la disponibilità a mettersi al servizio di chi è nel bisogno, l’amore che porta a sacrificarsi per il bene dell’altro, generosamente e gratuitamente.
È giunto poi il tempo di una riflessione personale su quanto vissuto: sr Cristiana ci ha invitate a domandarci se il silenzio e la solitudine siano state un’occasione di ASCOLTO profondo per cogliere la delicata voce dello Spirito; perché è solo seguendo la via da Lui indicata momento per momento che sapremo far tesoro delle severa lezione che ci viene da quanto abbiamo vissuto e sofferto. Tutte infatti siamo provate, sicuramente nello spirito, molte anche nel corpo. Ma dobbiamo cercare di ricominciare Migliori, perché come dice Papa Francesco, da questa pandemia si può uscire peggiori o migliori, non uguali.
La Superiora ha esortato poi a una vita fraterna più animata da misericordia, amore fraterno, dove sia messo da parte l’IO e abbia il primo posto il Noi: cosa posso fare per l’altro?
Infine, sr Cristiana ha lasciato ad ogni suora una provocazione impegnativa:
”Che cosa vogliamo rispondere noi oggi a quanto Dio ci sta dicendo e proponendo da sempre? Dio è fedele con noi e non si è mai stancato di chiamarci a conversione.
L’unica risposta che possiamo dare per cambiare in meglio la nostra e la vita degli altri è quella della FRATERNITA’. Il Santo Padre ha dedicato la sua ultima enciclica per formarci a relazioni che vanno appunto verso il Noi; perché nessuno può salvarsi da solo. Nessuna santità è individuale. La vita MIGLIORE è quella di una che si prende cura dell’altra, non per dovere, ma per amore. Il nostro Padre S. Francesco è ancora più preciso nelle modalità di cuore: dice che ogni fratello deve essere a turno madre e figlio per l’altro.

Non ci mancano mezzi di verifica!
Voglio terminare con l’augurio del Papa:
“Vi auguro di uscire dalla crisi migliori:
Ognuna di voi deve prendere il coraggio,
pensare agli altri.
Auguro la cultura della fratellanza e della vicinanza.
Come posso farmi vicina alle sorelle per aiutarle?
Che non ci siano atteggiamenti egoistici…
Ma ci sia il NOI…
L’UNITA’ è più grande del conflitto.
E pregate… pregate di più. Grazie!” (Francesco)

Suor Floriana Saltarelli

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