Casa “S. Vincenzo de’ Paoli” Monteporzio (Pesaro)

La nostra presenza a Monteporzio trova i suoi lontani inizi nel 1918, al termine della prima guerra mondiale.

Ecco come una delle pioniere della fondazione, Sr Alice Masiero, narra le vicende che portarono nelle Marche la prima nostra comunità:

“Partita la popolazione dal paese di  Solagna (Vicenza) a causa dei paurosi e continui bombardamenti sul sovrastante Monte Grappa, la comunità religiosa, composta di  cinque suore: Madre Emerenziana, Sr Gemma, Sr Edvige, Sr Rufina, e Sr Alice, fu chiamata a Padova dal Vescovo, il quale la affidò alle dame del Sacro Cuore.

Nel frattempo  Don  Giovanni Cesari, parroco di Monteporzio, chiedeva al Vescovo di Padova se c’era la possibilità di avere suore per la sua parrocchia. Sua Eccellenza gli inviò le Francescane sfollate da  Solagna…”.

(dalla cronaca del tempo)
La generosa popolazione si fa strumento della Provvidenza e prepara alle suore un’abitazione e locali adatti alle attività di scuola materna e laboratorio di cucito e ricamo.
Il benemerito amministratore del marchese Latoni, signor Cesare Canuti, riesce ad ottenere che si costruisca a questo scopo un edificio, in Viale Cante. Esso viene eretto dalla marchesa Eleonora Ricci ved. Latoni nel 1925, in memoria dei figli Luigi e Agnese, morti in giovane età e donato al Comune di Monteporzio.
In accordo con le autorità civili, l’“asilo” è affidato dal Vescovo alle Suore di Senigallia.

“Giungemmo a Monteporzio nel mattino del  27 febbraio 1918
“Fummo tosto circondate da alcuni fanciulli i quali si misero a gridare :Le  suorine!..le suorine! Dalla finestra di una casa ci vide una signora che tosto ci fu vicina e ci chiese gentilmente dove eravamo dirette. Era la signora Morici, moglie del Sindaco. Quando seppe che eravamo profughe di guerra e che ci saremmo fermate dove la Provvidenza ci avrebbe accolte, tutta premurosa ci fece accomodare nella sua casa e diede ordine ai fanciulli di trasportare i nostri poveri bagagli al Municipio. A mezzogiorno fummo servite con un pranzo speciale, circondate da una corona di fanciulli, di mamme e papà, i quali si mostravano commossi e benedicevano Dio di averci fatte giungere tra loro.
La nostra prima dimora fu improvvisata al secondo piano del municipio e lì ci fermammo per circa tre  mesi. Fummo visitate ogni giorno dalle mamme, le quali ci provvedevano di tutto. Per un anno intero  siamo vissute della loro squisita carità. Il dottore, il  sindaco, i signori dei palazzi circostanti furono essi pure nostri grandi benefattori“.  
“Temendo che la nostra dimora non fosse abbastanza rispondente, la contessa  Maria Luisa di Montevecchio  Flaiani, chiese al cugino Duca Astorri un appartamento  nel suo attiguo palazzo. Fu subito ceduto con tutte le suppellettili necessarie.
In breve tempo la cappellina gentilizia fu addobbata anche mediante la generosa cooperazione dei paesani. Sua Eccellenza il Vescovo di Senigallia Mons. Tito Mario Cucchi venne a celebrare la Santa Messa e a darci il conforto  di conservare il Santissimo Sacramento” .
Cominciammo con il catechismo giornaliero ai fanciulli, avviammo l’oratorio festivo e il doposcuola nella sala parrocchiale, la scuola di cucito e ricamo nel palazzo ducale, andavamo a far visita ai malati, pregavamo per tutti.
Per attendere i bambini dell’asilo, che presto fu affidato a noi, Sr Alice, affiancata da una inserviente, faceva ogni giorno la spola su e giù  per la  “Costarina”, gentilmente accompagnata da “menchino”, l’affezionato cane di un guardiano”.

La comunità presenta queste caratteristiche di fervore ed operosità, quando entra a far parte della Provincia “Maria Immacolata”, nel 1947.

 

 

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